Da Ustica a Ramstein: intervista a Giancarlo Nutarelli, fratello di Ivo

Da Ustica a Ramstein: intervista a Giancarlo Nutarelli, fratello di Ivo
Nella foto: Ivo Nutarelli

Alle 81 vittime della Strage di Ustica (leggi qui il nostro articolo) si aggiungono morti collaterali che restano ancora avvolte nel mistero, come quella del Tenente Colonello delle Frecce Tricolore Ivo Nutarelli. Giancarlo è il fratello di Ivo Nutarelli e ci auta a ricostrire quanto accadde il 28 agosto del 1988.
<<In quella data, presso Ramstein, nella base aerea NATO sita in Germania era in programma l’Airshow Flugtag, esibizione aerea internazionale a cui partecipavano le Frecce Tricolori a rappresentare l’Italia. In quel pomeriggio domenicale erano accorsi oltre che tedeschi anche dalle nazioni vicine Francia, Olanda e Belgio per un totale di oltre 300.000 persone. Ovviamente essendo base Nato erano presenti diversi americani. Una figura del programma denominata “Cardioide” prevede che due sezioni, da 4 una e da 5 aerei l’altra, disegnino un cuore, mentre l’aereo del solista, la Freccia “Pony 10” pilotato da mio fratello, il Tenente colonnello Ivo Nutarelli, trafigga questo cuore disegnato con i fumi nel cielo. Quel giorno purtroppo durante l’esecuzione del Cardioide, la prima in cui il solista vola separatamente dagli altri velivoli, qualcosa non andò come da programma di questa figura e l’aereo di mio fratello impattò durante l’incrocio con gli aerei del capo-formazione pilotato dal Tenente colonnello Mario Naldini e dal Capitano Giorgio Alessio. Gli aerei di Naldini ed Alessio caddero sulla pista mentre l’aereo di mio fratello, diventato una palla di fuoco piombò sul pubblico determinando la morte di 67 persone, compresi i tre piloti, ed oltre 340 feriti. Purtroppo la causa dell’incidente, che io preferisco chiamare strage, fu addossata sin dall’inizio a mio fratello. Ma gli anni successivi al 1988, nel tempo, mostrarono un’altra possibile motivazione.>>

Cosa collega quest’incidente a Ustica?
<<Ecco, questa è la motivazione che ha fatto dubitare non solo me, ma anche gente comune, giornalisti, consulenti del settore aeronautico ed anche la magistratura che la “Strage di Ramstein” poteva non essere stata causata da un errore del solista. Infatti, i giudici che indagavano sul caso Ustica, proprio nel 1988, ben 8 anni dopo la caduta del DC-9, ebbero un quadro più chiaro dello scenario che si era prospettato intorno all’aereo dell’Itavia; ottennero la chiave di decodifica dei pochi tracciati radar di quella sera e contrariamente a ciò che dichiarava l’Aeronautica Militare ossia l’assenza di altri aerei in quei cieli, constatarono la presenza di ben 21 aerei di varie nazionalità tra cui anche italiani. Per questi ultimi, dalle sigle risalirono che si trattasse di aerei F-104 che provenivano dalla base aerea di Grosseto, per l’esattezza del XX° Gruppo. Era la fine di Luglio/primi di Agosto del 1988 ed i giudici mandarono immediatamente i carabinieri a sequestrare i registri di volo di quel giorno e scoprirono che le tracce appartenevano ad un aereo decollato alle ore 19:30 ed atterrato alle 20:45. Su quell’aereo erano a bordo i piloti istruttori Ivo Nutarelli e Mario Naldini. I tracciati rivelavano che l’F-104 seguiva a brevissima distanza il DC-9 ed alle ore 20:21 e 20:26 come si dice in gergo “Squokka” cioè invia il codice 73 di emergenza generale che viene registrato sui tracciati radar e riconfermato anche con l’accensione di una spia lampeggiante sulla console dell’operatore radar di Poggio Ballone, sicuramente il maresciallo Mario Dettori che verrà trovato morto impiccato un anno prima della Strage di Ramstein. L’F-104 continua a seguire il DC-9 per circa 14 minuti sino ad allontanarsene per l’aeroporto di Grosseto, lanciando per la terza volta il codice di emergenza generale alle 20:42. Evidentemente mio fratello aveva visto qualcosa che poi non potrà rivelare visto che sia mio fratello che Naldini erano stati invitati a comparire dai giudici Bucarelli e Priore qualche giorno dopo Ramstein. Purtroppo non sono vissuti abbastanza per raccontare cosa avevano visto quella sera seguendo il DC-9 ed averli spinti a squokkare per ben 3 volte il codice di Emergenza Generale.>>

Voi parenti di Ivo cosa rivendicate?
<<Solo ed esclusivamente la Verità. Null’altro. Non ci interessano risarcimenti. Vogliamo che la memoria di mio fratello venga rivalutata e non rimanga infangata come il colpevole della strage di Ramstein. Ancora oggi leggo cose tipo “Nutarelli è stato un bravo pilota, ma è incontrovertibile che sia stato lui a piombare sui compagni di squadra e sulla folla e provocarne la morte”. Queste frasi mi fanno male. Soprattutto perché dette da gente che non lo conosceva e non sa tutta la storia. Ad alleviare leggermente questo dolore c’è un episodio. Nel 2000 per la prima volta da quando era successa la disgrazia, mi trovai di fronte i parenti delle vittime di Ramstein, tedeschi, olandesi, francesi; quel giorno fui terrorizzato dal fatto che mi presentavo come il fratello di colui che aveva provocato la morte dei loro cari, mi sbagliavo. Di fronte mi trovai un gruppo di persone che disse coralmente la stessa cosa: Tu sei il parente di una vittima quanto lo siamo noi. Ricordo che questa affermazione mi sorprese tantissimo, Ivo era ritenuto alla stessa stregua dei parenti che avevano perso. Una vittima. Non il colpevole… quel giorno iniziai a capire che i dubbi che avevo sulla non responsabilità di Ivo in quella strage dovevano essere fondati.>>

Chi era Ivo ?
<<Ivo era un marito, un padre, uno dei componenti della mia famiglia. Mia cognata ha perso suo marito, lo ha visto morire dagli spalti della tribuna a Ramstein quel maledetto giorno. Mio nipote ha perso suo padre, aveva 10 anni quando è successo. Io ho perso mio fratello. Tutta la nostra famiglia ha perso una luce… Abbiamo veramente perso qualcosa di importante, qualcosa di magico. Ivo era una persona posata, riflessiva, altruista. Non eravamo solo noi a volergli bene. Era amato da tutti. Una persona normale. Non era quel super-uomo come lo hanno dipinto nei giorni successivi alla disgrazia sui giornali. Mi è stato riferito che era tra i migliori piloti al mondo in quel momento, se non addirittura il migliore. Sono sicuro che Ivo non abbia sbagliato, purtroppo ancora non ne ho le prove. Probabilmente il futuro prossimo ci dirà come sia stato possibile. Quest’anno i parenti delle vittime di Ustica se lo stanno chiedendo da 37 anni, io da 29.>>

Vittime ignare di un destino senza via di scampo sono i parenti delle vittime della Strage di Ustica. Condannate ad un dolore senza fine. Lo psicologo-psicoterapeuta Fabrizio Mignacca ci spiega:
<<La strage di Ustica porta con sé tragedie e misteri. In primo luogo però ad Ustica è morta la verità. Quando muore la verità, muore anche la fiducia: quella che vorrebbero ascoltare i parenti delle vittime. Ogni giorno si muore di questo, ogni giorno non si chiude la porta al lutto e quelle 81 vittime rimangono in sospeso nell’immaginario e nel cuore di chi è rimasto ad aspettare l’atterraggio di quel maledetto volo. >>

Quanto pesa l’attesa?
<<Qualunque sia la teoria o la verità, la ricerca di una cornice di senso crea uno stato di attesa che tutte le ipotesi non possono soddisfare. Ci sono delle certezze, ma il fatto che non ci siano i riconoscimenti che uno stato di diritto dovrebbe dare fa si che ogni giorno da 37 anni, 81 persone muoiano nel mar Tirreno, nella normalità dell’assurdo che questa tragedia ha proposto. Ogni giorno muoino in un pensiero, uno scatto di rabbia, un moto di frustrazione, lì sullo sfondo del comportamento di chi ha perso. Sono sentimenti che vanno oltre il concetto sbandierato di dignità o indignazione, che rimangono parole di fronte al fatto che questa è una tortura psicologica.>>

La Tortura del non sapere.
<<Tortura nel non sapere, o nel sapere tutto o niente, non sapere cosa o chi, o saperlo ed essere ad un passo dal poterlo dire. Ed alla fine l’urlo si strozza ancora, rimane nel petto ed esplode. Questo è essere vittima di vaghe trame atlantiche, di ragioni di stato. Scoprirsi solo in parte tutelato o per nulla perché alcuni non hanno voluto e non vogliono prendersi la responsabilità della propria incompetenza o malvagità o che costo lutti che vivono ancora oggi, aspettando solo che la giustizia divina funzioni meglio di quella degli uomini ed in questo tutta la rabbia dell’essere solo in parte cittadini italiani, come se una parte dell’identità possa essere sacrificata e svilita. Quest’onta pesa su tutto un popolo.>>

Chi è l'autore?

Imma Giuliani
Imma Giuliani
Criminologa, direttrice responsabile di Noûs. Giustizia sociale e democrazia, Aracne Edizioni.
Docente master in Criminologia e sicurezza presso l’Università UniCusano.
Consulente parte civile Mafia Capitale. Consulente di parte nel processo trattativa Stato-Mafia. Consulente di Raffaele Sollecito.
Esperta in persone scomparse . Ha collaborato con la trasmissione Chi L’ Ha Visto?
Già Candidata al comune di Roma, lista PD, nel 2016.

2 commenti su “Da Ustica a Ramstein: intervista a Giancarlo Nutarelli, fratello di Ivo

  1. Ero amico e collega alle Frecce Tricolori di Ivo. Vorrei che il fratello trovasse la pace su una tragedia che è chiara e non ha nulla a che vedere con Ustica, altra tragedia su cui ricamato fantasiose ricostruzioni.

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