Riflessioni su Matteo Renzi: per un futuro che lo veda ancora protagonista

Iniziamo oggi le pubblicazioni della rubrica “Verso le Politiche 2018”. Si tratta della nuova rubrica ideata dalla redazione di Parole Democratiche; un luogo in cui troveranno spazio opinioni, programmi, eventi che ci accompagneranno fino alla primavera del 2018 – quando saremo chiamati a eleggere il nuovo Parlamento – e che interessano da vicino tutti noi iscritti e simpatizzanti del Partito Democratico.

Per cominciare, ospitiamo l’intervento di un nostro amico, Zelig Savarese, che su Facebook ha proposto una lunga e ben argomentata riflessione sul prossimo candidato premier del Partito Democratico; un punto di vista che oltrepassi i confini della consultazione elettorale nazionale e si spinga molto più in là. Vogliamo condividere questi pensieri e avviare un dibattito sul tema coi nostri lettori.

Riflessioni su Matteo Renzi: per un futuro che lo veda ancora protagonista
di Zelig Savarese (https://www.facebook.com/zelig.savarese).

Riflessioni su Matteo Renzi: per un futuro che lo veda ancora protagonistaSiamo in una fase in cui si può affermare tutto e il contrario di tutto, senza possibilità che la verità oggettiva abbia il clamore necessario per rendere ininfluenti le menzogne.

I risultati della ripresa italiana sono ascrivibili senza dubbio in maggior parte al governo dei mille giorni e al governo attuale, presieduto dall’unico uomo del quale Matteo si fidava dopo le dimissioni seguite al referendum e per questo indicato alla direzione, che approvò all’unanimità il candidato della segreteria; tale candidato, oltre che per la competenza, fu scelto per la lealtà al partito e al suo segretario, peraltro successivamente confermato a grandissima maggioranza dalle primarie, e doveva garantire che il nuovo programma si doveva occupare soprattutto dell’attuazione delle molteplici riforme approvate dal precedente governo ed essere totalmente in continuità con lo stesso. Tanto è vero che questo governo fu immediatamente accusato di essere un governo fotocopia senza alcuna discontinuità con il precedente.

Nel frattempo i dati economici che arrivano sempre più costanti e gratificanti e il deciso rallentamento degli sbarchi grazie al nuovo Ministro degli Interni, ottimo tecnico, stanno prosciugando l’acqua a tutte le opposizioni che tra poco non sapranno più che pesci prendere per contestare l’operato del PD; e intanto la provincialissima e autoreferenziale stampa italiana – insieme ai media altrettanto modesti – cercano in tutti i modi di creare una sovrapposizione o addirittura una contrapposizione tra Gentiloni e Renzi e, con un sforzo di fantasia, tra Minniti e lo stesso ex premier, tanto per seminare un po’ di zizzania e cercare di esorcizzare, il ritorno possibile (e ovvio, come da statuto) di Matteo a Palazzo Chigi.

E’ cambiato qualcosa? Gentiloni improvvisamente dà i numeri e ha deciso di pugnalare i suoi sponsor? Minniti invece di essere persona competente e con una lunga e onorata presenza nei servizi è il novello Bruto? Nulla, assolutamente nulla di tutto questo, tutti sono al loro posto e stanno facendo un ottimo lavoro; nessuno di loro pensa di fare le scarpe a Matteo.

Mah… siamo però in una fase di deserto politico nel quale nessuno realmente è all’altezza di produrre un programma degno di questo nome e una leadership appena credibile, alternativa al PD; e allora, per la paura che chi si occupa del Paese e vuole continuare a farlo terminando il lavoro iniziato, con l’attacco alla burocrazia e a tutte le corporazioni immarcescibili di questo paese, cominciando da quella della stampa, tutti stanno cercando di salvaguardare le loro rendite di posizione e pararsi il sedere e per questo creano suggestioni per rendere il nostro segretario inoffensivo.

Ora, venendo a noi e cercando di sollevare lo sguardo e essere meno ultrà ma più pragmatici su Renzi premier, stavo riflettendo con alcuni amici tutti di area, cercando di capire sino a che punto convenga a questo giro, per uno come Renzi, la più grande risorsa politica che abbiamo, di bruciarsi in una situazione in cui quasi sicuramente ci sarà un proporzionale; saranno tutti contro uno – come abbiamo già assistito il 4 dicembre – e le solite scene squallide da Prima Repubblica; peraltro in una situazione in cui il partito ha fortemente bisogno di essere ricompattato e rigenerato sul territorio laddove forse l’azione incisiva e autorevole del nostro segretario è mancata in passato proprio perché stava cercando di rimettere a posto il Paese e il tempo era poco.

Il nostro segretario ha 42 anni e una vita politica davanti molto lunga – soprattutto in Europa – dove in futuro si potrebbe candidare a capo della Federazione, se riuscissimo a realizzare finalmente una Europa nello spirito di Altiero Spinelli, che non è più un sogno, ma ormai un progetto concreto pena la dissoluzione politica dello stesso Continente.

Se lo stesso Renzi – e non la vulgata dei populisti – decidesse di passare la mano a questo giro per dedicarsi al partito e designasse egli stesso il traghettatore verso una Italia depurata da beceri populisti, fascisti e zootecnici, forse sarebbe una opportunità che dovremmo cogliere soprattutto se desideriamo conservare una risorsa così importante per il futuro molto prossimo non tralasciando di considerare che tanto, si spera, essendo il segretario del partito più importante in Parlamento, cambierà ben poco perché sarà sempre la sua segreteria a decidere gli indirizzi di politica interna e internazionale del governo, com’è successo in questi mesi.

Ovviamente tutto ciò è frutto di un largo ragionamento che potrebbe essere anche sbagliato o superato da eventi (per esempio approvazione di una legge elettorale maggioritaria, che è l’abito naturale di Renzi, o il crollo verticale di uno dei due poli in competizione con il PD, o una vittoria schiacciante con il 37/38%) ma sul quale a mio avviso va fatta obiettivamente qualche considerazione proprio nell’interesse del PD e del suo segretario, che almeno io auspico protagonista per i prossimi venti anni per il bene del Paese e non per una legislatura annacquata da accordicchi di sopravvivenza e nella quale sarà molto difficile realizzare delle intese larghe sul futuro del Paese… considerando lo squallore del parterre.

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