Mi son rotto di renziani, orlandiani. Siamo democratici!

Mi son rotto di renziani, orlandiani. Siamo democratici!
Immagine di www.partitodemocratico.it

Matteo Renzi, durante il suo intervento alla Direzione nazionale del Partito Democratico del 6 luglio – sì quella diventata famosa per essere la prima senza la diretta streaming (e meno male! Ne abbiamo parlato qui!) – ha pronunciato una frase, tra le altre, che mi ha molto colpito:

Capisco le fisiologiche esigenze di chi si vuole candidare in Parlamento anche la prossima volta, ma il futuro dei singoli è meno interessante del capire quali idee abbiamo. Del progetto per il domani.

Ecco, grazie segretario, la strada intrapresa mi sembra quella giusta. Ve la dico tutta. Mi sono rotto le scatole di renziani, orlandiani, franceschiniani; così come mi ero rotto di dalemiani e bersaniani quando facevano ancora parte del PD.

Milito in questo partito perché credo nelle ragioni di fondo che lo hanno fatto nascere, per gli obiettivi che vuole raggiungere e indicati nel Manifesto dei Valori. Per questo motivo, mi considero – e mi piacerebbe ci considerassimo tutti – democratici. Punto.

Sento troppi amici, e non solo sui social, che iniziano a parlare di espulsioni. O meglio, che aspirano a un moto d’orgoglio da parte del segretario; secondo questi amici, Matteo Renzi dovrebbe cominciare ad espellere tutti coloro che non sono d’accordo con la linea del partito decisa dalla sua maggioranza.

Ora, premesso che la maggioranza congressuale non si discute (e, per rispetto dei milioni di votanti alle primarie, si rispetta!), la domanda che pongo a questi amici è: vogliamo diventare come il Movimento 5 Stelle?

Il dibattito interno è il sale del Partito Democratico. Abbiamo contestato a Bersani l’aver abbandonato il partito anziché combattere al suo interno per tornare ad essere maggioranza e portare avanti le sue posizioni. E adesso? Mettiamo a tacere le voci in dissenso sperando in espulsioni dal sapore fascista?

È da pazzi! Ed è incoerente con la linea del segretario e di tutta la segreteria che non ha mai fatto cenno a fantomatiche epurazioni!

Di pari tono, ma senso opposto, sono i commenti di chi auspica che sia invece Matteo Renzi a uscire dal PD per creare una sigla tutta sua. Gli “astuti” commentatori trascurano un piccolo particolare. Lasciare il PD penso non sia neppure lontanamente nei piani dell’attuale segretario. Anzi, svariate volte, compresa da ultimo proprio la direzione di giovedì scorso, ha evidenziato la necessità di rafforzare il partito.

I leader servono agli scopi che le organizzazioni politiche si prefiggono di raggiungere in determinati momenti storici. Ma i partiti sopravvivono ai leader, fatevene una ragione.

Quindi, mi piacerebbe che almeno noi militanti e simpatizzanti parlassimo di programmi, di idee per il futuro di questa nostra Italia! Mi piacerebbe che fossimo tutti più uniti, nel rispetto gli uni degli altri, maggioranza e minoranza, dai dirigenti ai volontari! Per il bene del PD!

E mi piacerebbe che la smettessimo di fare i grillini sui social. Ché tanto le copie non vengono mai bene quanto gli originali!

Chi è l'autore?

Domenico A. Di Renzo
Domenico A. Di Renzo
Nato nel giugno del 1975. Lavora nella Pubblica Amministrazione.
Ama la Politica. Sì, quella con la “P” maiuscola. Nativo del Partito Democratico. Per diversi anni Responsabile Internet e componente del Comitato Direttivo del Partito Democratico di San Clemente (Rimini).
Appassionato di musica; è autore di testi iscritto SIAE e diplomato al CET di Mogol.
Prova ad essere, nel suo piccolo, il “cambiamento che vorrebbe vedere nel mondo” (cit. Mahatma Gandhi).

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