L’orgoglio dei vinti

L'orgoglio dei vintiLeggo le interviste, ascolto le opinioni, spulcio tra le bacheche social di chi ha vinto le elezioni politiche del 4 marzo e mi aspetto giubilo, felicità, salti di gioia. E invece no. Vedo soprattutto timore, ansia, agitazione, nonché i soliti slogan intrisi di pressapochismo come fossimo in piena campagna elettorale. C’è la consapevolezza di essere davanti a un momento storico ma anche la sensazione del cacciatore che, a un passo dalla preda, rimane senza colpi da sparare.

Allo stesso tempo osservo le reazioni dei vinti, ascolto le opinioni di elettori, militanti e dirigenti del Partito Democratico e non posso fare a meno di notare il contrasto, il paradosso, con i sentimenti che albergano tra i vincitori.

Scopro così che non sono il solo a provare senso di appartenenza e orgoglio inaspettati! Sensazioni crescenti fin dalla notte tra il 4 e 5 marzo, proprio mentre i risultati elettorali già non lasciavano più spazio alle speranze. Passano le ore, diventano giorni e più questi aumentano più la reazione si fa voglia di risollevarsi, di ricostruire la casa comune del centrosinistra. Una voglia che mi sembra sempre più concreta tra elettori e militanti PD.

Insomma, di là c’è il cacciatore senza colpi da sparare, di qua c’è una famiglia che si stringe per affrontare unita le avversità del momento. Una comunità che accetta la sconfitta ma non si sente vinta!

E così sono bastati due giorni dalle elezioni per registrare la volontà di adesione al PD dell’attuale Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda e ne è bastato soltanto uno in più per vederlo con la tessera in mano.

Penso sia un caso più unico che raro anche l’avvio spontaneo di campagne sui social, avviate NON per chiedere al proprio partito di governare MA di stare all’opposizione! E così l’hashtag #senzadime fin dal giorno dopo le elezioni e ancora oggi, diventa trend topic su Twitter. La petizione “PD all’opposizione” in un solo giorno ha raccolto oltre 6.000 firme su Change.org.

Petizione: PD all'opposizione

Mai come questa volta – se si esclude il 2007, l’anno di nascita del PD – c’è una comunità pronta a prendersi le proprie responsabilità, a darsi da fare mettendosi a disposizione del partito, proponendo idee, tornando a impegnarsi direttamente.

Perché accada tutto ciò proprio dopo una sonora batosta elettorale è difficile da spiegare. Oppure facilissimo. Del resto, non è forse parte della natura umana trovare la forza per reagire e risollevarsi nell’esatto momento in cui tocca il fondo?

Chi è l'autore?

Domenico A. Di Renzo
Domenico A. Di Renzo
Nato nel giugno del 1975. Lavora nella Pubblica Amministrazione.
Ama la Politica. Sì, quella con la “P” maiuscola. Nativo del Partito Democratico. Per diversi anni Responsabile Internet e componente del Comitato Direttivo del Partito Democratico di San Clemente (Rimini).
Appassionato di musica; è autore di testi iscritto SIAE e diplomato al CET di Mogol.
Prova ad essere, nel suo piccolo, il “cambiamento che vorrebbe vedere nel mondo” (cit. Mahatma Gandhi).

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