Lo streaming fa schifo. Diciamolo!

Lo streaming fa schifo. Diciamolo!La riunione di oggi della Direzione PD non sarà in streaming: meno male!
Finalmente il Partito Democratico ha smesso di inseguire il Movimento Cinque Stelle sulla presunta necessità di riunirsi sotto l’occhio vigile delle telecamere; sul presunto diritto che gli elettori “avrebbero” di seguire in diretta qualsiasi riunione che preveda scelte politiche.

Lo streaming, a cui i grillini ci hanno trascinato, è una presa in giro! Anzi, fa proprio schifo! Bisogna avere il coraggio di dirlo.

Le riunioni si concludono con documenti il più delle volte preconfezionati che vengono dati in pasto a giornalisti e militanti. Documenti preparati in formato “consuntivo” della riunione ma il cui contenuto è deciso ben prima. E ben lontano dalle telecamere dello streaming! Anche i grillini, quando prendono le decisioni che contano, non lo fanno certo in streaming. Le cose peggiori – a cominciare dai provvedimenti legislativi a cui avevano assicurato appoggio (poi ritirato) alla maggioranza parlamentare e per finire alle epurazioni di voci non gradite al Movimento – le hanno decise a porte chiuse. Anzi, serrate!

I dibattiti in streaming sono stucchevoli. Chiunque intervenga nel dibattito sa di avere gli occhi della telecamere puntate addosso. E ciò non fa bene alla libertà del dibattito stesso. All’interno dei partiti si discute, anche animatamente, ma poi si DEVE uscire con una linea comune. Ai tempi del PCI si chiamava centralismo democratico; e per quanto possa sembrare paradossale, il dibattito interno (senza streaming!) era molto più vivo e sano di adesso!

Bisogna avere il coraggio di dire che sono odiose le ragioni che stanno alla base dello streaming: voler costruire una casa di vetro! Ciò è incompatibile con la politica. La politica è dibattito, scelta, ideologia! Tutto questo non può essere sacrificato sull’altare della trasparenza! Peraltro finta!

La casa di vetro è un obiettivo da perseguire con forza nella Pubblica Amministrazione! Ma la politica non è Pubblica Amministrazione e la trasparenza dei dibattiti non è un obbligo. Pubblica Amministrazione e partiti stanno su piani molto diversi.

La prima deve rispettare i principi di buon andamento e imparzialità di cui all’art. 97 della Costituzione; la PA è inoltre soggetta al rispetto delle norme in tema di trasparenza, che si concretizzano nel diritto di accesso agli atti e documenti da parte del cittadino (il c.d. Freedom Of Information Act di derivazione statunitense).

I secondi, pur essendo riconosciuti anche a livello costituzionale (art. 49 Cost.), non sono tenuti al rispetto degli obblighi di trasparenza. Ovviamente sono comunque liberi di scegliere se perseguire o meno obblighi morali nei confronti dei propri militanti ed elettori (per esempio, a differenza degli altri partiti, compresi i Cinque Stelle, da anni il bilancio del PD è revisionato e certificato da una società terza e pubblicato sul sito del partito). Spetterà poi agli elettori premiare o punire politicamente il rispetto o meno di quegli obblighi.

Per concludere, la Direzione nazionale – recita lo statuto del PD – è organo di esecuzione degli indirizzi dell’Assemblea nazionale ed è organo d’indirizzo politico. E’ composta da centoventi membri eletti dall’Assemblea nazionale e da quattro rappresentanti eletti dai delegati all’Assemblea nazionale della Circoscrizione estero.
Pretendere lo streaming per ogni riunione della Direzione, significa minare il principio di rappresentanza che è il cuore della democrazia. Un valido motivo in più per dire addio allo streaming! Senza rancore.

Chi è l'autore?

Domenico A. Di Renzo
Domenico A. Di Renzo
Nato nel giugno del 1975. Lavora nella Pubblica Amministrazione.
Ama la Politica. Sì, quella con la “P” maiuscola. Nativo del Partito Democratico. Per diversi anni Responsabile Internet e componente del Comitato Direttivo del Partito Democratico di San Clemente (Rimini).
Appassionato di musica; è autore di testi iscritto SIAE e diplomato al CET di Mogol.
Prova ad essere, nel suo piccolo, il “cambiamento che vorrebbe vedere nel mondo” (cit. Mahatma Gandhi).

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