La sinistra che più sinistra non si può…

La sinistra che più sinistra non si può...La sinistra italiana, è noto, soffre di una sindrome: la scissione dell’atomo (ne ho parlato qui).

C’è sempre qualcuno più a sinistra degli altri. Qualcuno più a sinistra di Bersani. Qualcuno più a sinistra di Renzi. Bersani più a sinistra di Bersani stesso. D’Alema più a sinistra della sinistra.

A ogni elezione nasce la formazione di sinistra che più sinistra non si può e che dall’… alto dei suoi risultati elettorali da prefisso telefonico pontifica su cosa dovrebbe fare o non dovrebbe fare il PD.

Lo scrive in maniera cristallina su Facebook Luigi Marattin, Consigliere Economico per la finanza pubblica nei governi Renzi e Gentiloni:

In questi 10 anni per ben tre volte un’opzione politica “alla sinistra del Pd” si è presentata alle elezioni politiche. E tutte le volte in campagna elettorale abbiamo dovuto sopportare le lezioncine su cosa davvero significhi essere di sinistra; gli sberleffi di vecchi e penosi residuati bellici, gli insulti di giovani senza arte nè parte che ci accusavano – quando andava bene – di essere di destra, di aver perso il contatto con la gente. E tutte e tre le volte, assieme agli insulti e agli sberleffi, arrivavano trionfanti le previsioni: “risultato a due cifre”, dicevano. Così finalmente torneremo a costruire la vera sinistra.
Nel 2008 la “vera sinistra” (Sinistra Arcobaleno) riportò il 3%.
Nel 2013 la “vera sinistra” (Rivoluzione Civile) ottenne il 2,25%.
E nel 2018 la “vera sinistra” (stavolta denominata “Liberi e Uguali” e arricchita da una scissione della sinistra Pd) ha ottenuto ben il 3,39%.

Lo dico senza tanti giri di parole: solo chi – pur non convinto della linea maggioritaria della segreteria, eletta dalle primarie quindi democraticamente legittimata ad agire – è rimasto dentro il partito a difendere le proprie idee e posizioni ha il diritto di dire la sua sulle prossime mosse del PD.

Il partito si cambia da dentro, sopravvive ai segretari e alle persone. Non si entra o si esce a seconda del segretario in carica. Troppo comodo così.

Quelli che sono usciti dal PD per fondare o entrare in una formazione politica insignificante e accusano Renzi di aver spaccato il PD… cosa hanno fatto esattamente per impedirlo?

Adesso che Renzi si è dimesso stanno tentando di rientrare? Di farsi strada sulle macerie causate da una ruspa che hanno contribuito a guidare? Per quanto mi riguarda possono continuare a guardare la partita dalla panchina e giocare “alla rivoluzione” fuori dal PD. Che sennò poi alla prima occasione tocca di nuovo spiegargli cos’è oggi la sinistra riformista!

Chi è l'autore?

Domenico A. Di Renzo
Domenico A. Di Renzo
Nato nel giugno del 1975. Lavora nella Pubblica Amministrazione.
Ama la Politica. Sì, quella con la “P” maiuscola. Nativo del Partito Democratico. Per diversi anni Responsabile Internet e componente del Comitato Direttivo del Partito Democratico di San Clemente (Rimini).
Appassionato di musica; è autore di testi iscritto SIAE e diplomato al CET di Mogol.
Prova ad essere, nel suo piccolo, il “cambiamento che vorrebbe vedere nel mondo” (cit. Mahatma Gandhi).

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