Di Maio non sarà premier

Di Maio non sarà premier
Foto tratta da www.ilfoglio.it

Alle primarie (chiamiamole così…) del Movimento 5 Stelle parteciperanno solo Di Maio e altri sette candidati sconosciuti. I big hanno preferito farsi da parte per ovvie ragioni. Ovvio che la consultazione online a questo punto avrà scopo meramente propagandistico. Sia chiaro, uno scopo del tutto lecito ma che poco ha a che vedere con la democrazia interna di un partito.

A questo punto vien da chiedersi cosa ci sia di diverso dalle tanto vituperate nomine che i dirigenti dei partiti fanno al loro interno. Anche queste, da sempre, del tutto lecite e normali.

Comunque sia, il prossimo fine settimana il Movimento 5 Stelle ufficializzerà a Rimini il nome del suo candidato premier. Che premier non sarà, almeno nella prossima legislatura. Prima di capire perché è necessaria una premessa.

In Italia, contrariamente a quanti molti vogliono credere (ingenuamente o in malafede), non esiste l’elezione diretta del Presidente del Consiglio, basta leggere la Costituzione. In realtà non esiste in tutti i più grandi paesi del mondo. Quasi ovunque, i partiti “corrono” da soli alle elezioni, stabilendo così il loro peso elettorale, per poi cercare in Parlamento la maggioranza per governare. Succede anche nelle tanto mitizzate Germania e Francia. Si tratta di dinamiche politiche TIPICHE delle democrazie parlamentari che, trasferite in Italia, assumono l’aspetto di qualcosa che si piazza a metà strada tra un film di Dario Argento e l’uragano Irma…

E’ normale quindi, checché se ne dica, che gli ultimi premier italiani non abbiano avuto un’investitura popolare; così come tutti i Presidenti del Consiglio dell’Italia repubblicana e, a volersi allargare, anche del Regno d’Italia…

Fatta questa doverosa premessa, ricordo che il Governo, qualunque esso sia, deve ottenere la fiducia di Camera e Senato. Non mi dilungo sul sistema elettorale attualmente previsto per l’elezione del Parlamento (anche perché è di queste ore l’annuncio di una proposta PD per una nuova legge elettorale) o sulle responsabilità del Movimento 5 Stelle che non ha contribuito a cambiarlo, ricordo solo che per la Camera è vigente il c.d. Italicum che prevede un premio di maggioranza alla lista (lista, non coalizione!) che raggiunga il 40% dei voti. Chi può ottenerlo oggi?

Stando agli ultimi sondaggi TUTTI i partiti sono ben lontani da quella soglia e nessuno sembra intenzionato a rinunciare al proprio simbolo per una lista in comune con altri…. Dunque nessuno otterrà il premio di maggioranza e il partito che conquisterà più seggi dovrà cercare in Parlamento i voti per la fiducia, altrimenti non potrà mai (MAI!) convincere il Capo dello Stato ad affidargli l’incarico.

Ma quali sono le scelte possibili per il M5S se proprio il Movimento di Luigi Di Maio diventasse primo partito nelle preferenze degli elettori?

  1. Nessuna alleanza, duri e puri fino alla fine. Coerenti, certo, ma senza i numeri per ottenere la fiducia. Di Maio non sarà premier.
  2. Alleanza con la Lega Nord, ammesso che questa ottenga abbastanza seggi che, sommati a quelli del M5S, le consentano di governare; è ovvio che Di Maio e Salvini dovrebbero trovare un compromesso per il governo. Di Maio dovrà comunque farsi da parte affinché i voti della Lega vadano a un candidato comune, un tecnico o comunque una personalità che possa ottenere i voti di entrambi i partiti… Di Maio non sarà premier.
  3. Alleanza con il PD. I seggi totali darebbero ovviamente i numeri per governare ai due partiti accreditati dai sondaggi come quelli più forti ma… il PD sarà disposto a tale alleanza dopo gli attacchi subiti? E a far da spalla all’odio insito nel DNA del Movimento? Se anche fosse, ne dubito, Di Maio dovrà comunque mettersi da parte per le stesse considerazioni fatte per la Lega. Di Maio non sarà premier.
  4. Alleanza con Forza Italia. Vale più o meno il discorso fatto col PD sulla “strana” alleanza, magari con numeri più bassi. Anche qui, in cambio dell’appoggio il M5S dovrà cercarsi un candidato che possa “attrarre” i voti di Forza Italia. Di Maio non sarà premier.

Comunque la si metta, salvo che il M5S non raggiunga un improbabilissimo 40%, Di Maio non sarà premier.

Mi fermo qui. Perché poi ci sarebbe da aggiungere il discorso Senato, dove vige un sistema elettorale del tutto diverso (figlio anche del NO al referendum costituzionale anti Renzi) che complica maledettamente le cose e che allontana ancora di più Di Maio dalla carica di Presidente del Consiglio.

Chi è l'autore?

Domenico A. Di Renzo
Domenico A. Di Renzo
Nato nel giugno del 1975. Lavora nella Pubblica Amministrazione.
Ama la Politica. Sì, quella con la “P” maiuscola. Nativo del Partito Democratico. Per diversi anni Responsabile Internet e componente del Comitato Direttivo del Partito Democratico di San Clemente (Rimini).
Appassionato di musica; è autore di testi iscritto SIAE e diplomato al CET di Mogol.
Prova ad essere, nel suo piccolo, il “cambiamento che vorrebbe vedere nel mondo” (cit. Mahatma Gandhi).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Social media & sharing icons powered by UltimatelySocial

I cookie aiutano Parole Democratiche a fornire servizi di qualità. Navigando sul sito accetti il loro utilizzo. Informazioni.

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi