Dalla parte di Dora, contro il razzismo

Dalla parte di Dora, contro il razzismoLe cronache di questo agosto caldo, non solo dal punto di vista meteorologico, portano alla luce un altro caso di razzismo nella “civile” Italia.

Stavolta accade a Verona. Una ragazza quindicenne è stata esclusa da un concorso canoro. La giustificazione ricevuta via Facebook dal gestore della pagina web del concorso lascia senza parole per la dose di ottusità, ignoranza e razzismo che contiene (leggi qui).

Infatti, la ragazza non viene esclusa perché minorenne, come sarebbe stato corretto ai sensi del regolamento. Dora, questo il suo nome, viene esclusa perché non italiana. Anzi, secondo la definizione “coniata” per l’occasione dal razzista di turno, non italiana di fatto.

Perché giuridicamente Dora italiana lo è. Eccome. Figlia di ghanesi in Italia da 30 anni, cittadini italiani. Come lei.

Il caso di Dora segue in ordine di tempo quanto accaduto a Cervia (dove un ragazzo di colore si è visto rifiutare l’assunzione quando il titolare di un hotel ha scoperto essere di colore, leggi qui) e Torino (dove una ragazza, aspirante commessa, non è stata assunta quando il titolare del negozio ha scoperto che la stessa frequenta un ragazzo di colore, leggi qui).

Quello che più di tutto indigna è che per tre episodi che raggiungono la ribalta grazie alla denuncia delle vittime di turno, ce ne sono magari altri trentamila che non arrivano sui giornali.

È importante invece denunciare, occorre smascherare i troppi razzisti “a piede libero” e “cuore sporco” che sono la parte più brutta del nostro Paese. Fa bene quindi la famiglia di Dora a non accettare le scuse (dettate, come in altri casi, solo dalla brutta figura mediatica) e proseguire sulla strada della denuncia.

Fa bene Dora a combattere per lei e per i tanti discriminati che non hanno il coraggio di mettere alla gogna i razzisti!

Fa bene Dora a non sentirsi sola. Non lo è perché le è accanto la sua famiglia, certo, ma anche la tanta gente perbene che le sta manifestando solidarietà sul web.

La vicenda di Dora rende evidente l’importanza di approvare al più presto la legge sullo ius soli (ne abbiamo parlato qui). Ma rende chiara anche l’insufficienza della legge stessa.

Dora è italiana a tutti gli effetti; l’entrata in vigore o meno dello ius soli non le cambia nulla; eppure non è bastato. In fondo, facendo un paragone più ampio, non basta neanche la minaccia della pena di morte a fermare certi assassini.

La vera rivoluzione sarebbe un cambio di passo culturale. Perché quello del razzismo è un problema culturale più che amministrativo o normativo.

Data ormai per persa la generazione degli adulti di oggi, è importante lavorare sulle future generazioni. Iniziando dalle scuole e dentro le famiglie. Sono necessari programmi che esaltano la ricchezza dell’incontro tra culture diverse e che sappiano costruire un mondo migliore.

Non sarà facile ma non si può abdicare al falso mito dell’invasione straniera né, tantomeno, alla paura del “diverso”.

Classi sempre più multietniche nelle scuole italiane e i nostri figli sempre più a contatto con bambini di origine straniera, fanno ben sperare nelle prossime generazioni.

Ma ciò non può bastare e occorre agire culturalmente, politicamente e socialmente prima che sia troppo tardi.

Chi è l'autore?

Domenico A. Di Renzo
Domenico A. Di Renzo
Nato nel giugno del 1975. Lavora nella Pubblica Amministrazione.
Ama la Politica. Sì, quella con la “P” maiuscola. Nativo del Partito Democratico. Per diversi anni Responsabile Internet e componente del Comitato Direttivo del Partito Democratico di San Clemente (Rimini).
Appassionato di musica; è autore di testi iscritto SIAE e diplomato al CET di Mogol.
Prova ad essere, nel suo piccolo, il “cambiamento che vorrebbe vedere nel mondo” (cit. Mahatma Gandhi).

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